La transumanza è la storia dell’uomo. Pagine millenarie scritte con suole e zoccoli impressi sui tratturi nell’avvicendarsi delle stagioni. Da sempre, quando finisce l’inverno e arriva la primavera,succede qualcosa di rivoluzionario negli esseri viventi che sono in grado di spostarsi. Animali e persone non stanno più nella pelle, desiderano andare altrove, mettersi in marcia verso aria e cibo nuovi.

Migrano moltissimi animali, persino le rondini coprendo fino a 320 chilometri il giorno, pur
pesando poche decine di grammi. Più complessa, e notevolmente più lenta, la migrazione stagionale di una mandria di mucche, di un gregge di pecore, di un branco di capre. Sempre più complessa nella civiltà delle automobili e della velocità, tanto da richiedere che gli attraversamenti delle strade più pericolose si facciano di notte. Transumare coi camion è semplice ma banale, annulla gli spazi di mezzo, cancella il viaggio e la conquista con fatica della diversità, muoiono feste e tradizioni. È la fine di un mondo millenario.


Il progetto Transumé ci ricorda che qualcosa d’importante succede ancora fra la pianura novarese e l’alto Piemonte. Certo, nel Meridione d’Italia la cultura della transumanza è ben più viva rispetto alla Padania e alle Alpi. È il Nord a dover imparare dalle regioni del Sud, come Molise, Abruzzo, Basilicata e Puglia, in grado di insegnarci come si proteggono e valorizzano le antiche autostrade d’erba percorse da milioni di armenti. Ci mostrano cioè i demani armentizi regionali e le leggi che hanno istituito i parchi dei tratturi. Centinaia e centinaia di chilometri di musei a cielo aperto, ricchi di testimonianze d’ogni tempo e d’ogni tipo, architettonico, naturalistico, archeologico, della natura e dell’uomo, della storia economica e sociale.


Una storia infinita di cui ho avuto piena contezza percorrendo il Pescasseroli-Candela o il Tratturo Magno L’Aquila-Foggia, e occupandomi, come supporto al Ministero della Cultura, del progetto Appia Regina Viarum. L’A1 del continente, la prima via di Roma, nata nel 312 a.c. per volere del cieco visionario Appio Claudio, non creò un percorso di sana pianta, ma in molte sue parti lucane e pugliesi verso Brindisi utilizzò i preesistenti tratturi. Così la rettilinea madre di tutte le vie ricalca lungamente quel sedime tufaceo o quell’ampio spazio d’erba che fu degli armenti. Nel tempo verrà reso glareato, cioè coperto di pietrame di varie dimensioni, per consentire il passaggio permanente di carri, persone e transumanze.

La transumanza? Prendiamo esempio dal Meridione.

La transumanza? Prendiamo esempio dal Meridione.
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