Anello rurale di Nebbiuno

Un cammino nel Cuore Antico tra Borghi, Campanili e Torrenti

Abbraccia tre comuni l’anello rurale che parte e arriva nel cuore di Nebbiuno. A meridione si attraversano i territori di Pisano e di Colazza, ma prima si cammina sul colle di Tapigliano, già attratti a oriente dalla luce e dalla vista unica del lago Maggiore. La favorevole esposizione solare e il clima mite caratterizzano questo esteso terrazzo morenico a mezza costa del Vergante, e invitano a un passaggio lento, a tre chilometri l’ora. Lasciati alle spalle il centro storico e la chiesa-balcone dell’Immacolata di Colazza, è bosco e gorgoglio delle acque del rio Tiaschella fino al piccolo paese di Fosseno. Da queste parti il mestiere del boscaiolo era assai diffuso: fino alla metà del Novecento si produceva il carbone di legna. Com’era vitale la pastorizia, con l’allevamento del bestiame negli alpeggi oltre i boschi. E pure si praticava la tessitura della lana, e relativa tinteggiatura, cui si dedicavano i transfughi Walser provenienti dalla Valsesia che abitarono Fosseno.

Giunti all’aria residenziale di Poggio Radioso, si scende in picchiata a Nebbiuno, come il nibbio, l’uccello da cui forse origina il nome del paese, raffigurato ad ali spiegate nello stemma comunale. Ogni anno qui si svolge la tradizionale sagra della transumanza, una giornata di festa per celebrare il rientro del bestiame dagli alpeggi. La pastorizia c’è ancora.

Tappe e Highlights Anello rurale di Nebbiuno

Tappa 1: Nebbiuno, il Balcone Fiorito sul Lago

Partenza: Piazza della Chiesa (Parrocchiale di San Rocco)
Situata di fronte al Palazzo Comunale, la Chiesa di San Giorgio è il cuore di Nebbiuno. Di origine medievale, fu probabilmente eretta su una fortificazione longobarda dedicata al santo guerriero, particolarmente venerato tra le popolazioni barbariche convertitosi al cristianesimo. Ricostruita nel Settecento, ha mantenuto l’imponente campanile romanico: 26 metri di pietra a vista. Qui la pietra locale si fa arte e memoria collettiva. All’interno, tra affreschi e decorazioni barocche, ritroviamo la devozione di una comunità che cercava protezione prima di affrontare i pascoli alti. Un punto di sosta dove la pietra locale si tramuta in arte e preghiera.

Tappa 10 Anello rurale di Nebbiuno.

Tappa 2: Tapigliano, il Borgo Silenzioso e il suo Campanile – Il borgo di Tapigliano accoglie con i suoi vicoli stretti e la Chiesa di San Leonardo, protettore dei prigionieri, dei cavalli e degli agricoltori. Questo piccolo villaggio, fatto di cortili in pietra e portali antichi, era un nodo vitale per la transumanza verso il Colle. Rivolta al sorgere del sole, la Chiesa di San Leonardo domina l’Alto Vergante. Le sue origini sono antichissime: citata già nel 1200 dal cronista Goffredo da Bussero, la sua fondazione risale probabilmente intorno all’anno mille come suggerito dalla dedica a san Leonardo e alla facciata di derivazione romanica. Per secoli legata a Nebbiuno e poi a Pisano, divenuta parrocchia autonoma nel 1819 e venne poi ampliata fino a raggiungere le fattezze attuali.

Anello rurale di Nebbiuno

Tappa 3: Colle TapiglianoSalendo al Colle di Tapigliano, il bosco si apre in un punto panoramico che offre una bella visuale sul Lago Maggiore e le colline circostanti. Tra i torrenti Valle e Selva Nocca, il poggio di apre sulla sottostante valle del Pissaccio e su un panorama amplissimo. In primo piano la conca di Nebbiuno e la sponda lombarda del Maggiore dalla conca di Monvalle a Sesto Calende; all’orizzonte la val Cuvia e il Sacro Monte di Varese a nord-est; le Grigne e la pianura lombarda fino a Milano a est e sud-est; la valle de Ticino, il novarese (e gli Appennini nei giorni sereni ) a mezzogiorno. Un osservatorio naturale per capire come greggi e uomini abbiano, nei secoli, camminato tra l’acqua del lago e il cielo.

2Tappa 4: Colazza – Colazza è un piccolo paese che sorge a poco più di 500 metri sul livello del mare alle pendici del Motto dell’Arbujera, che sovrasta Meina. Deve il suo nome probabilmente alle numerose sorgenti naturali (dal latino colare) . Antico avamposto frequentato già in epoca romana, il paese accoglie il visitatore con il calore della pietra e il suono costante delle sue fontane. Dalla Chiesa di San Bernardo d’Aosta (patrono dei montanari), con il suo campanile del XIV secolo, ci si addentra in rioni che conservano memorie di fortificazioni medievali, come il possente muro angolare del rione Castello. Punto culminante è il sagrato della Chiesa di Santa Maria Immacolata: qui, tra affreschi di scuola gaudenziana, lo sguardo si apre su uno dei panorami più emozionanti dell’Alto Vergante, sospeso tra le colline e il blu del Lago Maggiore.

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Tappa 5: Cappelle votive di Colazza – Immersa tra frutteti e boschi, Colazza conserva un’anima rurale segnata da dieci cappelle votive, nate come soste lungo le vie dell’acqua e del pascolo. Spiccano la Madonna della Guardia (1841) presso la curiosa Casa Mazzola — dai paesaggi d’oltralpe — e la Crocifissione in granito rosa di Baveno. Vera “bussola” è però la Cappella di San Rocco: qui, accanto al protettore dei viandanti, due mani affrescate indicano ancora la via per Armeno e Ameno. Segni di una devozione che trasforma il sentiero in un racconto vivo della storia agropastorale del Vergante.

11Tappa 6: Tessitura e lavorazione della lana – Fosseno deve la sua unicità a un incontro speciale avvenuto intorno all’XI secolo: quello tra i coloni Walser, esperti pastori provenienti dalla Valsesia, e i religiosi Umiliati. Questi ultimi istruirono i nuovi abitanti nell’arte raffinata della tessitura e tintura della lana. Mentre il bestiame forniva la materia prima negli alpeggi, il borgo si trasformava in un centro artigiano d’eccellenza. Mentre le pecore pascolavano in quota, nel cuore del paese le mani si sporcavano di colore e i telai battevano il tempo. Sostare a Fosseno significa riscoprire questa sapienza: un tempo in cui ogni filo di lana raccontava la storia di un intero territorio, dalla vetta alla bottega.

1Tappa 7: Brughiera di montagna  – Oltre la linea dei boschi, dove il terreno si fa povero e il vento più insistente, si apre la brughiera di montagna. È un ecosistema dominato da piccoli arbusti come il mirtillo, il brugo e il ginepro, capaci di resistere a condizioni estreme. Per noi di Transumè è il simbolo della transumanza eroica: qui i pascoli si fanno “magri”, ma ricchissimi di essenze aromatiche che rendono unico il sapore del latte d’alpe. Un ambiente aperto e panoramico, fondamentale per la sosta della fauna selvatica e per la protezione della biodiversità d’alta quota. Qui il bosco si dirada e lascia spazio alla brughiera: una distesa di arbusti bassi, rami contorti e bacche selvatiche che profumano l’aria. Se a prima vista può sembrare un ambiente difficile, quasi ostile, per le greggi della transumanza questo è un luogo prezioso. Tra il brugo, il ginepro e i cespugli di mirtillo, gli animali trovano erbe aromatiche che non crescono altrove. Noi di Transumè osserviamo questo paesaggio con rispetto: la brughiera è una terra di mezzo, il confine dove la natura non viene più dominata dall’uomo. Il vento, il freddo e la neve hanno modellato questi arbusti, tenendoli bassi contro il terreno. Camminiamo e respiriamo la libertà degli spazi aperti per comprendere la fatica, ma anche la bellezza, del vivere in quota. Siamo sul tetto del Vergante. Tappa 6 Anello rurale di Nebbiuno.

Boschi – Nell’Ottocento, Fosseno era celebre per l’immensa ricchezza dei suoi boschi cedui e per le dimensioni monumentali dei suoi castagni da frutto. Il bosco non era solo paesaggio, ma una risorsa economica vitale: la professione del boscaiolo era tra le più diffuse. Oltre al pregiato legname, queste terre offrivano noci, fieno e frutti che alimentavano il commercio verso il basso Vergante. Riscoprire questi sentieri oggi significa onorare il lavoro di chi, con la scure e la gerla, ha curato per secoli il bosco, mantenendolo vivo e produttivo per l’intera comunità. Alziamo lo sguardo verso le pendici che circondano Fosseno. Nell’Ottocento, questi boschi erano considerati tra i più ricchi della zona, famosi per i castagni secolari e il legname pregiato. Noi oggi camminiamo su sentieri tracciati dai boscaioli fossenesi, uomini che conoscevano ogni albero e ogni pendenza. Il bosco era la loro officina: da qui scendevano noci, fieno e legna da ardere o da costruzione. Ogni passo che facciamo tra queste fronde è un omaggio a quella “economia del castagno” che per secoli ha garantito la sopravvivenza del borgo. Anche il profumo del sottobosco è l’eredità di un lavoro antico e faticoso.

Prati stabili – Poco sopra l’abitato di Fosseno, il paesaggio si apre sui prati stabili, ecosistemi preziosi che non vengono arati o riseminati da decenni. Qui la biodiversità esplode in decine di essenze diverse per metro quadro, nutrite solo da concimazioni naturali. Oltre a offrire un fieno di altissima qualità per gli allevamenti locali, questi prati sono i guardiani del suolo: le loro radici profonde prevengono l’erosione e assorbono l’acqua piovana, proteggendo il versante. Un vero patrimonio naturale. Tappa 7 Anello rurale di Nebbiuno.

9Tappa 8: Lavatoio di Fosseno – Poco a monte dell’abitato, dove i vicoli cedono il passo ai sentieri, sorge il vecchio lavatoio di Fosseno. È un esempio perfetto di quella “architettura del quotidiano” che il progetto Transumè intende riscoprire. Per secoli, questo è stato un luogo di fatica e di incontro: qui si concludevano i lavori domestici prima di volgere lo sguardo verso le cime. Oggi, con l’area pic-nic adiacente, il lavatoio segna la linea di confine tra il borgo e la natura selvaggia: un punto di sosta strategico da cui partono le antiche rotte dei pastori verso gli alpeggi dell’Alto Vergante. Tappa 8 Anello rurale di Nebbiuno.

3Tappa 9: Chiesa di Sant’Agata – La Parrocchiale di Sant’Agata sorge sulle fondamenta di un’antica chiesa romanica. Ritenuta nel 1618 “oscura e troppo bassa” dal Vescovo di Novara, fu riedificata con la partecipazione di tutti i fossenesi tra il 1680 e il 1687: ogni famiglia del borgo si impegnò a fornire un lavoratore manuale per sostenere i capomastri nel cantiere. Il risultato è l’elegante edificio che si ammira oggi, con il suo vestibolo sorretto da colonne in granito e gli affreschi del De Giorgi. Tappa 9 Anello rurale di Nebbiuno.

2Tappa 10: Paese di Fosseno – Situato a 650 metri di altitudine, Fosseno è il punto più alto del nostro itinerario nell’Alto Vergante. Conosciuto come il “paese dei cucù” per il richiamo dei cuculi che ne abitano i boschi, un tempo fu comune autonomo e venne aggregato a quello di Nebbiuno con regio decreto nel 1928.Per secoli Fosseno visse di agricoltura e pastorizia: il bestiame era allevato nei numerosi alpeggi posti nei boschi soprastanti il paese. A distinguerlo dalle località vicine sono però le sue origini che risalgono all’XI secolo, quando gruppi di transfughi Walser provenienti dalla Valsesia scelsero queste alture per insediarsi. Con loro portarono un’arte raffinata: la tessitura e la tintura della lana. Fu così che, istruiti anche dai religiosi della congregazione degli Umiliati, dagli allevamenti  i quali si dedicavano alla tessitura della lana e relativa tinteggiatura. Comune autonomo fino al 1928, Fosseno resta oggi il custode silenzioso degli alpeggi e di una cultura del lavoro che affonda le radici nel cuore delle Alpi. Tappa 10 Anello rurale di Nebbiuno.

 

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Tappa 10 Anello rurale di Nebbiuno.

 

Dettagli percorso

Trasporti per arrivare

BiciclettaBusMacchina

Modalità di percorso

Piedi

Durata

02:35

Distanza

9,10km

Ascesa totale

210m

Discesa totale

210m

Velocità media

3,5km/h

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QRCODE Points

Informazioni tecniche

Informazioni tecniche

Punto partenza e Info

Indirizzo

Nebbiuno

GPS

45.805548116242, 8.5228800773621

Attività e servizi

Aziende agricole

1

Ospitalità

HotelsB&Bappartmenti

Bar

1

Ristoranti

1

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