Anello rurale della Valstrona
Anello rurale della Valstrona Camminare in un mosaico di ambienti naturali

L’anello rurale della Valstrona è uno deiei sette proposti da Transumé, è l’anello nelle terre alte, quello che vede gli armenti arrivare per l’estate e ripartire a settembre, quando è tempo di tornare alla pianura. È un capolinea che è abbraccio di pendii ricchi d’erba speciale, capaci di riempire il rumine degli erbivori e di saziarli con gusto. Partenza e arrivo dei circa dieci chilometri di cammino a Forno, frazione del comune di Valstrona dalle case di pietra, conosciuta per gli artigiani peltrai, emigrati in Europa e in America, lasciando le donne a governare la comunità. Altri artigiani, i gratagàmul, ovvero i maestri tornitori, lavorano ancora oggi il legno per farne oggetti di uso quotidiano. All’andata seguiamo la Stra’ Vegia, antica mulattiera che per secoli ha consentito gli scambi di prodotti con Omegna. Una nuova passerella a sbalzo sul torrente Strona ci fa ammirare l’orrido di San Giulio. Di borgo in borgo arriviamo all’insediamento Walser di Campello Monti, con le facciate delle case colorate intorno all’imponente parrocchiale barocca di San Giovanni Battista. D’inverno tutto il paese si ferma: comandano il silenzio e il gorgoglio del torrente, dal nome di origine celtica che significa “acqua che scorre”.
Forno – Adagiato a 903 metri in uno splendido anfiteatro di cime, Forno è una suggestiva frazione montada del comune sparso di Valstrona. Conosciuto per le sue case in pietra è celebre per la tradizione artigiana dei suoi maestri peltrai, che portarono il nome della valle in tutta Europa e in America facendo fortuna. Forno racconta una storia di emigrazione e resistenza. Mentre gli uomini partivano, le donne restavano a custodire la comunità. Tra tetti in pietra, camini in faggio e fontane di acqua cristallina, Forno conserva un’estetica della cura: ogni catenaccio e ogni gerla appesa sono simboli di un attaccamento viscerale alle proprie radici.
La Stra’ Vègia – Prima della strada carrozzabile, il cuore della Valstrona pulsava lungo la Strà Vegia. Questa antica mulattiera era l’arteria percorsa ogni settimana dalle donne della valle per raggiungere il mercato del giovedì a Omegna. Caricando sulle gerle i frutti di un intero villaggio — burro, formaggi, capretti, ma anche lana e raffinati ricami — affrontavano chilometri di pietra e pendenza per scambiarli con sale, farina e ciò che la montagna non poteva offrire. Oggi, camminare tra i boschi e le frazioni toccate dalla Strà Vegia significa ripercorrere un’epopea di resistenza e autonomia che ha garantito per secoli la sopravvivenza della Valstrona
La “Valle dei Pinocchi” – La Valstrona è conosciuta come la “Valle dei Pinocchi” o anche come “Val di cazzuji” (Valle dei cucchiai). La tradizione secolare della lavorazione che sin dal Cinquecento ha animato questa valle, affonda le radici nello sfruttamento sapiente dei boschi locali: il faggio, compatto e resistente, e l’acero, chiaro e duttile, sono le essenze predilette dagli artigiani. Qui l’eco dei torni alimentati un tempo dall’acqua del torrente ricorda un’epoca in cui ogni famiglia trasformava il legno in oggetti d’uso quotidiano e giocattoli. Oggi, questa sapienza artigiana sopravvive nelle botteghe, dove il legno grezzo viene ancora tornito e dipinto a mano, rendendo la valle un luogo unico dove la risorsa del bosco si eleva ad arte.
Rododendri e la Flora – La vegetazione della Valstrona è un viaggio verticale attraverso ambienti selvaggi e incontaminati. Se alle quote inferiori dominano le latifoglie, salendo oltre i 1500 metri il paesaggio si apre sulle brughiere d’alta quota. Qui il protagonista assoluto è il rododendro (Rhododendron ferrugineum), o Rosa delle Alpi: un arbusto sempreverde che tra giugno e luglio colora i versanti di un rosa intenso. Questa pianta, che ama i terreni silicei e l’abbondante innevamento della valle, è diventata un simbolo identitario così forte da rappresentare il gruppo folkloristico di Forno, testimoniando il legame indissolubile tra la flora alpina e la cultura locale.
Fauna della Valstrona – La Valstrona, con il suo carattere selvaggio e i suoi dislivelli pronunciati, è l’habitat ideale per la grande fauna alpina. Salendo verso Campello Monti e le creste circostanti, i boschi di faggio lasciano il posto al regno dei camosci e dei cervi, che popolano i versanti più ripidi. Nelle zone rocciose non è raro avvistare l’aquila reale mentre le praterie d’alta quota sono punteggiate dalle tane delle marmotte, il cui fischio d’allerta interrompe spesso il silenzio delle valli. Questa biodiversità è il segno di un ecosistema ancora integro, dove gli spazi ampi e il ridotto disturbo umano permettono a specie schive di vivere e riprodursi in totale libertà.
Lo Strona – Il torrente Strona non è solo un corso d’acqua, ma il cuore della valle che ne porta il nome. Nato a 2100 metri dal laghetto del Monte Capezzone, il suo tragitto è una discesa impetuosa che attraversa gole profonde e borghi suggestivi come Fornero e Campello Monti. Il suo nome affonda le radici nelle antiche lingue celtiche — stor o strom — a indicare l’essenza stessa dell’acqua corrente. Alla fine della sua corsa incontra la Nigoglia, che giunge dal lago d’Orta, e confluisce nel Toce. Per secoli, questo corso d’acqua non è stato solo un confine naturale, ma il motore instancabile che ha alimentato l’economia alimentando i torni degli artigiani e la vita delle comunità locali.
Il Borgo di Campello Monti – Campello Monti, a 1305 metri, è una perla architettonica incastonata ai piedi del Monte Capezzone. Antico insediamento Walser fondato da coloni provenienti da Rimella, il borgo si caratterizza per le facciate dai colori tenui e i tetti in piode delle sue case in pietra e l’imponente Parrocchiale barocca di San Giovanni Battista. Storicamente noto per le sue miniere di nichelio, attive fino al 1946, Campello è da secoli la meta di transumanza: qui le mandrie e i pastori concludevano la loro risalita dalla pianura, trovando nei pascoli e negli alpeggi d’alta quota sopra il paese il ristoro estivo. Oggi Campello è un’oasi di silenzio che d’inverno resta quasi disabitata. Tappa della Grande Traversata delle Alpi (GTA), il villaggio offre punti di vista vertiginosi su un paesaggio incontaminato che custodisce insieme ai cimeli di una cultura alpina fatta di resistenza che caratterizza questo anello rurale della Valstrona.
Parrocchiale di San Giovanni Battista – Il profilo di Campello Monti è dominato dalla maestosa Parrocchiale di San Giovanni Battista, un gioiello tardo-barocco che stupisce per dimensioni e ricchezza a oltre 1300 metri di quota. L’edificio attuale è frutto di una ricostruzione ottocentesca, resasi necessaria dopo che un’alluvione nel 1871 distrusse la chiesa precedente. Furono proprio le donne del borgo a portare le travi per il tetto e cavare le lastre di pietra per ricostruirla, essendo la maggior parte degli uomini emigrati per lavoro. Accanto ad essa, la piccola “chiesa vecchia”, la gesa vegia, testimonia le origini del villaggio, mentre poco sotto sorge la piccola scuola elementare. Attiva fino agli anni ’60 per i figli dei pastori e dei minatori delle miniere della zona, la scuola è oggi sede della pro loco e continua a essere un monumento alla volontà di tramandare cultura anche nelle condizioni di isolamento più estremo.
La Transumanza – La transumanza in Valstrona non è mai stata una semplice migrazione di bestiame, ma un rito collettivo che trasformava la montagna in un ponte tra culture. Oggi come nei secoli passati, ogni anno, migliaia di capi risalgono le pendenze della valle per raggiungere i pascoli alti di Campello Monti, attirati dalla ricchezza delle erbe alpine che conferiscono ai formaggi d’alpeggio sapori inimitabili. Questo flusso stagionale ha modellato il paesaggio, tracciando i sentieri e definendo l’identità di un territorio di incontro e di scambi. In Valstrona, la transumanza è il simbolo di un’economia circolare e resiliente, dove l’uomo e l’animale si muovono all’unisono con il ritmo delle stagioni, mantenendo vivo un legame millenario tra la pianura e le vette del Capezzone.
Anello rurale della Valstrona.
Anello rurale della Valstrona è parte del progetto Transumè.Visita il sito Sportway

Dettagli percorso
Trasporti per arrivare
BiciclettaBusMacchina
Modalità di percorso
Piedi
Durata
3 ore 10 minuti
Distanza
9,59
Ascesa totale
410
Discesa totale
410
Velocità media
3,05
Ascolta Podcast
Fontane d'acqua
QRCODE Points
Informazioni tecniche
Informazioni tecniche
Punto partenza e Info
Indirizzo
Forno di Valstrona
GPS
45.935907, 8.290815
Telefono
Attività e servizi
Aziende agricole
1
Ospitalità
HotelsB&B
Ristoranti
1
Bancomat
WiFi
QRCODE Points
Parco giochi
Chiese

